Molti genitori mi hanno chiesto consigli sull’orientamento degli studi dei propri figli, in vista delle iscrizioni alla scuola secondaria di secondo grado.
L’orientamento allo studio è da considerarsi come conseguenza dell’orientamento alla vita. Spesso si pensa che l’orientamento sia un qualcosa che riguarda solo la scelta della scuola superiore, o del corso universitario, cioè ci si focalizza esclusivamente sul grado d’istruzione, mentre passa in secondo piano il fatto che la scelta porterà verso un percorso di vita.
Chi più o chi meno considera il corso di studi solo in parte pre-costitutivo di effettive opportunità professionali e di vita, e che quindi l’orientamento della vita sia inglobato nell’orientamento scolastico e universitario.

Vi sono genitori che decidono di iscrivere il proprio figlio al ginnasio, a prescindere dalle sue attitudini per il greco o il latino, con l’idea che un giorno farà parte della classe dirigente della società. Altri, invece, lo iscrivono a studi scientifici o tecnici, a prescindere dalle sue attitudini, affinché diventi un tecnico. Ancora oggi esistono pregiudizi legati al genere per la scelta della scuola dei propri figli, poiché spesso si considera che per la donna sia ottimale fare l’infermiera o l’insegnante…

Questa modalità di decisione è solo un’illusione, ed è tra le più pericolose e irrealistiche ereditata dallo scorso secolo. E’ stata definita DETERMINISMO EDUCATIVO, poiché l’educatore sceglie per l’educando. Secondo questa concezione, la scelta porterebbe sicuramente conseguenze positive sull’educando, in caso contrario, se si abbandonano prematuramente gli studi, o se non si riesce a conciliare il lavoro con gli studi conseguiti, è colpa dell’educando, oppure della società, o delle cattive compagnie, ma mai degli errori evidenti delle scelte impostegli.

Fin dalla fine degli anni ‘70, gli studi di scuola superiore si sono andati gradualmente svuotando del loro valore professionalizzante, e lo stesso è avvenuto per gran parte degli studi universitari. Nonostante questo, oggi gli studi sono una condizione necessaria alla quale segue l’inserimento professionale, quindi la possibilità di lavorare.
Le scelte di orientamento devono seguire la via delle attitudini di vita e calibrare su di esse la scelta dei corsi di studio, unitamente alle dovute flessibilità e ad una continua rideterminazione della rotta da seguire.

In questi casi l’aiuto pedagogico risulta fondamentale, poiché in esso sono presenti quegli strumenti concettuali di pertinenza della pedagogia e della didattica. Ciò che conta è il percorso che si deve ancora compiere, e quali attitudini e quali potenzialità possono prefigurarlo. Non ha importanza ciò che si è già compiuto, poiché non garantisce o pregiudica ciò che si compirà, neppure le convinzioni e le ambizioni dei genitori e dell’ambiente nel quale il soggetto è cresciuto.

Non bisogna MAI scegliere per i propri figli, ignorandone le attitudini, interessi, aspirazioni personali, valori e senso della vita del sogetto-persona, poiché questi sono i fattori principali di una scelta di orientamento. Prima vengono le attitudini di vita e poi quelle di studio.
Alcuni optano per un percorso di studi semplice e meno impegnativo, senza pensare al dopo. Ciò non è un’idea pedagogicamente corretta, poiché in pedagogia ogni atto è previsionale.

Gli errori più comuni che commettono i genitori :

• Basarsi sull’andamento scolastico precedente
• Seguire le ambizioni dei genitori
• Modelli subiti in famiglia o nell’ambiente sociale
• Pessima pubblicità delle scuole superiori o università
• Indicazioni dei mass media
• Impiego scorretto degli strumenti di orientamento delle Scuole Superiori e delle Università

Prima di presentare un piano di studi

Un genitore deve chiedersi:

Che persona mio figlio dimostra oggi di poter diventare? Quali sarebbero gli studi più adatti a lui?

Il ragazzo deve chiedersi :

Che vita vorrei proseguire? Che lavoro vorrei fare?

 

Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni (…). 

(Art. 147 Codice civile -R.D. 16 marzo 1942, n.262 -Doveri verso i figli)