La professione del Pedagogista ha origine nell’antica Grecia, quando ad Atene si resero conto dell’importanza dell’educazione. I Sofisti, i più antichi educatori della storia, cominciarono ad applicare i risultati e i metodi dei filosofi alla condotta umana, iniziando a istruire i giovani alle virtù, alle arti politiche, così la filosofia iniziò ad interessarsi alle relazioni individuali e alla collettività, concentrandosi, successivamente sullo studio dell’uomo e della sua relazione con il mondo.

La pedagogia va studiata entro la storia del pensiero filosofico, scientifico, tecnico, sociale, economico, umano in genere. Essa nasce come Pedagogia Sociale, mentre la scuola e le altre istituzioni educative si formarono successivamente.

Ai princìpi antichi della pedagogia risalgono importanti strumenti concettuali ed operativi che ancora oggi utilizziamo.

Nell’Europa di lingua tedesca, nella seconda metà del XIX secolo (1844), si diffuse la Sozial Pädagogik” o Pedagogia Sociale, in contrapposizione alla Pedagogia Individuale e in alternativa alla Pedagogia Collettiva, tutte e tre consideravano l’educazione del singolo come aspetto di un’educazione diretta alla società e al gruppo. In quel periodo il Pedagogista fu definito addirittura una delle più ricche fonti mondiali di talento creativo tra il XVII e il XX secolo

Nella stessa parte del mondo, con il focalizzarsi sull’importanza dell’educazione dell’uomo come educazione della collettività, nacquero altre scienze dell’uomo, come la psicologia scientifica, la psicoanalisi e la sociologia che portarono all’affermazione di nuove figure professionali a partire dal XXsecolo.

In Italia, nel 1923 la Riforma della scuola di Giovanni Gentile affermava che l’insegnamento dovesse essere una vocazione e non bisognava per forza essere qualificati per farlo. Per questo motivo il pedagogista fu relegato al ruolo unitamente di filosofo dell’educazione, senza nessun ruolo professionale nella società e senza nessuna preparazione professionale paragonabile a quella di altri professionisti. Ragion per cui i primi corsi universitari pedagogici sono stati istituiti solo negli anni ‘90, mentre quelli per le professioni sociologiche negli anni ‘60, e quelli per le professioni psicologiche negli anni ‘70.

Successivamente nel 1935 furono istituiti i Magisteri, Facoltà deputate unicamente alla formazione della Pedagogia Scolastica con riferimento a tutti i gradi d’istruzione.

Dagli anni ‘50 e ‘60 del XX sec. c’è stato un profondo cambiamento dei paradigmi educativi e pedagogici i cui effetti si manifestano ancora oggi e si vedranno nei prossimi decenni, poiché ad occuparsi dell’educazione, sono state altre figure professionali sociali. 
Solamente negli anni ‘90 si pensò di riconvertire i Magisteri in Facoltà che riguardassero la Pedagogia Sociale, andando nella direzione della Pedagogia Professionale, poiché l’educazione, oggi come allora, è presente anche nelle sedi non istituzionali, che si formano per altre finalità, ma sono considerate ugualmente educative in quanto sociali e relazionali (l’educazione della coppia, della famiglia, della formazione, dell’universo digitale, dei centri di aggregazione sociali, convitti, comunità di accoglienza, case famiglia…)

Solo recentemente vengono posti all’attenzione anche dei pedagogisti i problemi derivati dalla rivoluzione educativa degli anni ’50 e ’60. Il Pedagogista, figura al vertice, supervisore, è colui che impiega gli strumenti concettuali e operativi più avanzati in campo pedagogico (teorie, metodologie, applicatività, strumenti concettuali e operativi, tecniche e procedure d’esercizio, lessico specialistico e tutto ciò che appartiene alla professione pedagogica).

L’impiego degli strumenti pedagogico-professionali non sono totalmente ad uso esclusivo dei pedagogisti, degli educatori e dei formatori, spesso ne fanno ricorso anche altri professionisti. Infatti il “conosci te stesso”, “il problem solving”, “l’esercitazione della creatività”, “la coerenza interna ed esterna”, “la mediazione”, anche se sono di dominio specifico della pedagogia, vengono utilizzati spesso da altri professionisti.

La professione del Pedagogista è così ridiventata, come nell’antica Grecia, una professione intellettuale superiore, apicale, che ha per oggetto l’Educazione, in tutte le fasce d’età e in tutte le istanze sociali, poiché l’uomo ha necessità vitale dell’educazione, in quanto senza di essa non potrebbe sopravvivere. 

E’ la figura apicale di riferimento in egual misura alle altre figure professionali apicali in un’equipe multidisciplinare e multiprofessionale. Può essere un libero professionista e lavorare presso il proprio studio di consulenza pedagogica; avere un ruolo dirigenziale; di coordinamento e/o supervisione; di docenza per la formazione continua sia nella scuola che nelle altri istituzioni educative, come convitti, ministeri, terzo settore, ecc.

Si diventa pedagogisti conseguendo la Laurea Magistrale in Scienze Pedagogiche/Laurea Quinquennale in Scienze dell’Educazione/Laurea Vecchio Ordinamento o Quadriennale in Scienze dell’Educazione.

Durante gli anni non si è riusciti a creare un albo professionale dei pedagogisti a causa del gioco-forza delle lobby delle altre professioni sociali. La legge n. 4 del 14/1/2013 ha sopperito all’assenza di un albo, affidando alle singole associazioni professionali, l’attestazione delle competenze e delle qualità professionali dei propri soci, fungendo da garante nei confronti dell’utenza. Per cui è fondamentale associarsi per poter appartenere ad un’identità professionale.

La figura del pedagogista e dell’educatore socio-pedagogico sono state regolate legalmente attraverso la legge 205/17, che recita chiaramente che il pedagogista e l’educatore socio-pedagogico sono impiegati nei servizi e nei presidi socio-educativi e socio-assistenziali, nei confronti di persone di ogni età, prioritariamente nei seguenti ambiti: educativo e formativo; scolastico; socio-assistenziale, limitatamente agli aspetti socio-educativi; della genitorialità e della famiglia; culturale; giudiziario; ambientale; sportivo e motorio; dell’integrazione e della cooperazione internazionale (comma 594)”.

Nell’ultima legge di bilancio 2018, che è entrata in vigore dal 1 gennaio 2019, si definiscono ulteriormente le competenze educative esclusive del pedagogista e dell’educatore socio-pedagogico in ambito sanitario.

Nonostante la massiva esigenza di educazione e i secoli di presenza nella storia, in Italia il pedagogista ha difficoltà ad affermarsi. Da un lato ha inciso il profondo cambiamento del concetto di educazione e delle diverse professionalità non pedagogiche coinvolte, dall’altro in Italia vi è stata una tradizione ostativa nei confronti della pedagogia, causata da correnti filosofiche idealiste imperanti nel periodo tra le due guerre mondiali, avverse alla pedagogia come scienza autonoma e professionale.

Oggi è tornata più forte che mai la necessità di “fare pedagogia”. Quest’arte va riferita alle nuove esigenze educative che sono profondamente mutate negli ultimi decenni, una transizione da un secolo al successivo che richiede la specializzazione e la professionalità del pedagogista. Fino ad ora si era investito nell’educazione non professionale, ma oggi si è giunti alla consapevolezza che la società necessità di figure professionali, come il pedagogista e l’educatore socio-pedagogico, deputate alla formazione e all’educazione di tutte le fasce d’età.

Qualunque forma di comunicazione tra persone, che conduca all’evoluzione culturale può considerarsi EDUCAZIONE.

Il termine Pedagogia in greco: pais – paidos = fanciullo +ago = condurre (scienza che conduce i soggetti in età evolutiva). Anche se oggi la pedagogia si occupa di soggetti di tutte le età.
Il termine Pedagogia in latino:  è più l’arte del pedagogo, cioè di farsi carico dell’educazione e non solo di teorizzarla, conducendo dei meta-discorsi, ma esige anche di essere esercitata nel concreto della realtà educativa. Infatti la pedagogia generale non può ridursi alla subordinazione della filosofia dell’educazione, ma ne è una delle diverse branche, come la pedagogia sociale, la storia della pedagogia, la pedagogia speciale e la pedagogia professionale. Quindi il pedagogista con il suo esercizio professionale, va collegarsi tra la teoria e la prassi, fungendo da mediatore.