Mi viene chiesto da un’insegnante delle elementari come comportarsi in classe nei confronti di bambini con ADHD “Attention-Deficit/Hyperactivity-Disorder” (diagnosi di Iperattività e Disturbo Attentivo).

Come Pedagogista e Mediatore Familiare, mi occupo da diversi anni di consulenza genitoriale, ultimamente ho riscontrato un boom di bambini disgrafici, dislessici, iperattivi/deficit dell’attenzione…

Sono molto indignata per la facilità con cui questi bambini vengano torturati psicologicamente dall’etichetta che gli viene assegnata come DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento) o BES (Bisogni Educativi Speciali).

Viviamo in una società molto superficiale, in cui i tempi frenetici e la poca pazienza che si ha nei confronti dei bambini,  spingono a conclusioni affrettate sulle loro potenzialità e capacità cognitive, provocando uno scaricarsi a vicenda sulla responsabilità di chi deve seguirli negli studi.

Spesso mi ritrovo a fare consulenza a genitori con figli emotivamente avviliti, psicologicamente affranti, demotivati e senza la minima stima in se stessi. I sintomi sono sempre gli stessi: difficoltà nello studio, mancanza di voglia di studiare e di volontà di andare a scuola, difficoltà di concentrazione, iperattività..

Mi viene detto che l’insegnante ha rilevato da questi sintomi un sicuro problema cognitivo, e spesso quando giungono da me per una consulenza pedagogica hanno già girato tra logopedisti, neuropsichiatri e hanno con loro un “certificato medico” che accerti un ritardo nell’apprendimento. Ma oltre a ricevere questo “certificato”, non hanno nessun tipo d’aiuto o indicazione educativa! Basterebbe anche solo suggerire loro la consulenza di un pedagogista, in modo che la famiglia non ritorni a casa affranta e abbandonata.

Non essendoci nessuna patologia da curare, ma solo un progetto educativo da strutturare, l’unica figura professionale che dovrebbe essere ascoltata è il pedagogista. Purtroppo oggi è diventato un business gestire questa problematica, tanto che diversi professionisti si contengono il primato nella gestione della situazione, facendola apparire come la malattia del secolo, senza tener presente che illustri del passato, come Albert Einstein, pur avendo difficoltà simili e ricevendo un’educazione adeguata, sono riusciti ad andare oltre la conoscenza dei comuni mortali.

Nel 99% dei casi, infatti, il bambino con tanto di certificato del neuropsichiatra non ha nulla di “malato” e riesce a recuperare nel giro di un anno le sue carenze, se fa un percorso educativo guidato a un Pedagogista.

Bambini che hanno ricevuto questo “certificato” sicuramente pensano di essere inferiori ai loro compagni, di essere diversi, stupidi. La loro psiche lentamente cambia, perdono la loro autostima, diventano tristi, paurosi, a scuola non rendono più, non si sentono capaci e si autoconvincono di non riuscire negli studi. Si domandano perché devono continuare a studiare e andare a scuola se non saranno mai capaci come gli altri compagni di classe e così si innesca un circolo vizioso.

Regole da seguire in classe e a casa nei confronti di bambini con DIFFICOLTÀ DI APPRENDIMENTO, poiché NON ESISTE NESSUN DISTURBO, hanno un modo differente e individuale di apprendere e per questo hanno difficoltà di fronte ad un sistema didattico uniformato:

  • Coinvolgere nel piano educativo individuale sia il ragazzo che tutto il team di insegnanti e la famiglia. La sinergia tra la famiglia e gli insegnanti è fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo.
  • La difficoltà di apprendimento può essere accentuata o ridotta, in base all’atteggiamento quotidiano che assumiamo nei confronti del bambino. Ogni nostra azione avrà un impatto decisivo sul modo di comportarsi del bambino, in aula e al di fuori di essa.
  • Tutti i bambini, soprattutto quelli che presentano queste difficoltà, hanno bisogno di avere una tabella di marcia utile a districarsi all’interno dell’ambiente scolastico, fatta di orari cadenzati. La sinergia tra scuola e famiglia è fondamentale per definire un calendario delle attività quotidiane dentro e fuori la scuola. Questo calendario deve essere strutturato assieme al bambino e deve essere esposto in maniera visibile in casa. La visualizzazione quotidiana delle proprie attività lo aiuteranno ad essere consapevole e responsabile della propria vita e lo spingerà verso l’autonomia.
  • Organizzare al meglio il suo tempo e le routine così meno instabile sarà il comportamento del bambino durante il tempo a scuola e a casa.
  • Scrivere assieme al bambino delle regole da rispettare. Devono essere poche, semplici e chiare. Insieme si contratteranno anche le conseguenze di un’eventuale infrazione, ad esempio l’interruzione di un’attività particolarmente piacevole per lui.
  • Farlo sentire sempre accettato e compreso, in ogni suo atteggiamento e reazione. Deve sapere che ha davanti un adulto che capisce ogni suo stato d’animo, che si pone a lui come figura d’aiuto. È opportuno intercettare ogni suo disagio ed imparare, insieme a lui, a gestire i momenti di difficoltà rendendo la quotidianità più serena.

Poche e semplici regole serviranno sia al bambino che all’adulto a vivere una relazione d’amore con la figura educativa.

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