Come Pedagogista e mediatore familiare, mi occupo da diversi anni di consulenza genitoriale, ultimamente ho riscontrato un boom di bambini disgrafici, dislessici, iperattivi/deficit dell’attenzione…

Sono molto indignata per la facilità con cui questi bambini vengano torturati psicologicamente dall’etichetta che gli viene assegnata come DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento) o BES (Bisogni Educativi Speciali).

Viviamo in una società molto superficiale, in cui i tempi frenetici e la poca pazienza che si ha nei confronti dei bambini,  spingono a conclusioni affrettate sulle loro potenzialità e capacità cognitive, provocando uno scaricarsi a vicenda sulla responsabilità di chi deve seguirli negli studi.

Troppo spesso mi ritrovo a fare consulenza a genitori con figli emotivamente avviliti, psicologicamente affranti, demotivati e senza la minima stima in se stessi. I sintomi sono sempre gli stessi: difficoltà nello studio, mancanza di voglia di studiare, mancanza di volontà di andare a scuola, difficoltà di concentrazione, iperattività..

Mi viene detto che l’insegnante ha rilevato da questi sintomi un sicuro problema cognitivo, e spesso quando giungono da me per una consulenza pedagogica hanno già girato tra logopedisti, neuropsichiatri e hanno con loro un certificato medico che accerti un ritardo nell’apprendimento.

Nel 99% dei caso quel bambino con tanto di certificato del neuropsichiatra non ha nulla e riesce a recuperare nel giro di un anno le sue carenze.

Secondo voi come reagiscono i bimbi di fronte alle chiacchiere non vere sulla loro capacità di apprendimento? cosa provano?

Sicuramente pensano di essere inferiori agli altri bambini della stessa età, di essere diversi, stupidi. La loro psiche lentamente cambia, perdono la loro autostima, diventano tristi, paurosi, a scuola non rendono più, non si sentono capaci e si autoconvincono di non riuscire negli studi. Si domandano perché devono continuare a studiare e andare a scuola se non saranno mai capaci come gli altri compagni di classe!

Io sono molto indignata con gli insegnanti impreparati che si sentono in diritto di diagnosticare senza averne la conoscenza, o al contrario con gli insegnanti che non riescono a individuare le difficoltà dei bambini e a parlarne preventivamente con i genitori. Sono indignata anche con i medici psichiatri che devono necessariamente trovare un’anomalia in un bambino che invece ha solo bisogno di essere rispettato nei suoi tempi di apprendimento, mentre la loro diagnosi è basata su test statistici.

Anche Einstein ha mostrato la sua genialità solo all’università, risultando terribilmente carente in tutti i precedenti anni scolastici, soprattutto in matematica. Oggi si dice che fosse un dislessico, allora fortunatamente nessuno gli disse una cosa del genere, così potè continuare a credere in se stesso e diventare ciò che tutti noi conosciamo.

È tutto uno scarica barile: l’insegnante ai genitori, i genitori al medico, il medico al logopedista, e il logopedista sul problema diagnosticato dal medico che purtroppo si può migliorare, ma non curare. In realtà non c’è la cura, poiché non c’è la malattia!

Questa è un problema prettamente pedagogico, educativo. Bisogna agire prima sulla riorganizzazione del ruolo genitoriale che indirettamente aiuterà anche lo sviluppo del bambino.

Oggi i genitori non hanno più pazienza di ascoltare i propri figli, li trattano sempre come se fossero più piccoli della loro reale età, quindi non li svezzano mai. Questo è un gravissimo ERRORE. In questo modo non si permette ai figli di crescere, di sviluppare indipendenza, di acquisire sempre più competenze per diventare autonomi.

Bisogna avere il coraggio e l’umiltà di valutare il proprio rapporto con i figli, di considerare quello che ha con le maestre, prima di intraprendere un percorso diagnostico, poiché esso porta sempre e comunque ad una “malattia” e quindi ad una diversità rispetto ai compagni di classe.

Quindi non confondiamo le difficoltà didattiche e di rapporto con una “malattia” che nessuno ha riscontrato organicamente, ma si è basato solo su test statistici. In questo modo eviteremo di crescere bambini insicuri, ribelli, aggressivi, svogliati, tristi, spaventati e senza autostima.