Quest’anno le segnalazioni di ADHD sono cresciute del 200%, come è possibile un fenomeno di questa portata, quali sono le motivazioni, è una questione di genetica che si sta modificando anche grazie o per colpa degli alimenti troppo zuccherati e ricchi di cioccolato di cui si nutrono i bambini, le famiglie non sanno più educarli al contenimento oppure sta succedendo qualcosa di cui non conosciamo la radice?

Le segnalazioni di bambini con questo ed altri “disturbi”, in questi ultimi vent’anni, sono in aumento esponenziale. Così come sono in aumento esponenziale gli esperti che di questi disturbi si occupano, facendone la loro professione e speculando su di essi.  È moltiplicata, quindi, la necessità di segnalazione e diagnosi. In quanto Pedagogista mi trovo spesso a parlare con genitori a cui hanno “diagnosticato”l’ADHD, disturbo di Iperattività o deficit dell’attenzione al proprio figlio. A tal proposito vorrei soffermarmi sul nostro sistema adulto e sui suoi di disturbi da deficit di attenzione/iperattività, poiché i bambini respirano come l’ossigeno l’aria che li circonda.

Una ventina di anni fa a scuola i bambini non urlavano per parlare, a casa i bambini non urlavano per dire e farsi sentire, le uniche grida si udivano nel cortile dell’Oratorio durante le partite a pallone o in altri giochi sociali, comunitari, divertenti perché facevano toccare fisicamente le persone. Oggi i bambini per esprimersi urlano.

Era un altro mondo rispetto a quanto succede oggigiorno in questo nostro paese per molti versi malato, di una malattia mentale, sociale, esistenziale, priva di consapevolezza. Perché la consapevolezza richiede tempo e attenzione. Prima si era educati all’Attesa e alla Pazienza. La velocità con la quale l’informatica, ha reso accessibile a tutti le informazioni è stato uno dei cambiamenti sociali rilevanti, che negli ultimi cinquant’anni hanno profondamente inciso sulla struttura sociale e sugli individui o le persone che la compongono.

In quel mondo la sindrome da deficit di attenzione / iperattività non esisteva, e a scuola, quei pochi ragazzini fuori norma, erano considerati un po’ ribelli, incontenibili, svogliati, fannulloni, poco seguiti dalle famiglie.

Oggi i partecipanti di un qualsiasi talkshow o programma di intrattenimento di un certo tipo urlano. Gli adulti vogliono tutto e subito, non possono aspettare, e l’attesa li rende subito nervosi, irritabili, scontrosi, in qualsiasi contesto questo capiti. Esprimono le proprie esigenze o i propri bisogni come fossero tutti diritti essenziali ed esistenziali, e quando il mondo non li corrisponde urlano, si arrabbiano, battono i pugni, inveiscono contro il Governo e le Istituzioni che non danno quanto dovuto. Quando diventano genitori, sono costantemente pronti alla aggressione verbale, alla citazione, alla denuncia di tutto quanto o di tutti quelli che si permettono di entrare e disturbare la loro proprietà privata: i figli.

Oggi i bambini rispondono male, sfidano, danno a tutti del “tu”, insultano, dicono parolacce o bestemmie sin dai primi anni di vita, godendo del sorriso complice di chi li ha procreati, sono incontenibili in percentuale spropositatamente superiore agli svogliati di quei tempi.

Oggi il mondo di Internet è volatile, può offrire attenzione agli stimoli che riceve solo per qualche secondo, poi abbandona e ne ricerca altri: Il pensiero va espresso in 160 caratteri; un video di 4 minuti è troppo lungo, la gente non lo guarda, lo interrompe prima, ma non perché il video non sia interessante, semplicemente perché non riesce a dare attenzione per più di qualche secondo a quanto vede, deve fare altro, vedere altre cose, fare altre cose. Uno zapping di vita continuo ed estenuante.

Un tempo le trasmissioni televisive erano lente, basterebbe ricordare gli sceneggiati TV con inquadrature che duravano minuti con la stessa posizione di camera. Oggi, se osservate bene i servizi televisivi, i documentari, le trasmissioni di qualsiasi tipo e su qualsiasi canale, troverete che le immagini durano solo secondi o frazioni di secondo. A un occhio attento e osservatore queste cose non possono sfuggire, peccato che pochi le notino, anestetizzati come siamo dalla consuetudine e dalla mancanza di tempo e intenzione per il pensiero, per la riflessione, per l’approfondimento non superficiale.

Tutto questo ci fa pensare davvero che il problema è dei bambini???

Prima creiamo la malattia, poi facciamo di tutto, non tanto per curarla all’origine, ma per eliminarne il sintomo. I nostri bambini sono il sintomo della nostra malattia. Non sono loro la causa. Noi siamo la causa della malattia dei nostri figli, e diamo loro farmaci per potenziare la trasmissione dopaminergica, in modo che non intralcino le nostre attività, perché non disturbino con i loro disturbi.

Da una quarantina d’anni in qua, gli esperti del settore affermano che nella relazione con i bambini basta la qualità, non è necessaria la quantità da investire nella relazione con loro. Poi alle loro spalle ci sono famiglie disgregate, sfilacciate, variegate e composite, quattro padri e tre madri con 6 figli che non sanno se chiamarsi fratelli o cittadini di una comunità allargata. “Basta la qualità”: che alibi speciale, creato ad hoc per mimetizzare le proprie mancanze. Ma come si definisce la qualità se il pedagogista, che dovrebbe accompagnare la figura genitoriale in questo arduo compito, non viene nemmeno considerato fondamentale al sistema sociale, visto che attualmente manca una legislazione in merito? E’proprio questo uno degli ingredienti iniziali della parte di responsabilità sociale nello sviluppo di ADHD.

Il secondo importante punto da prendere in considerazione riguarda il rapporto con regole e disciplina, e l’incompetenza del mondo adulto di gestire questo in modo chiaro, consapevole e intenzionale, socialmente organizzato in opposizione all’individualmente improvvisato. Si tratterebbe di affrontare con serietà sociale la parola “Contenimento”. Un bambino, così come una pianta che germoglia e cresce, necessità di abbastanza spazio per mettere radici e sufficiente contenimento per non morire.

L’ADHD riguarda noi adulti, non c’è dubbio!